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Mettersi in proprio: le cose che avrai voluto sapere

Indice.

Dopo aver lavorato come dipendente, manager, freelance, start-upper, socio e amministratore, ho sentito il bisogno di fare il punto della situazione con l’idea di avere una lista da consegnare nelle mani del mio passato, nel caso in cui un giorno lo incontrassi in qualche vicolo a scattare una fotografia.

Introduzione

Da questo esercizio è scaturito un articolo corposo, in cui ho raccolto la maggior parte delle cose che ho imparato sulla mia pelle in questi anni, con l’obiettivo di:

  • condividere tante considerazioni che prima d’ora non avevano mai preso forma in maniera organizzata;
  • aiutare le persone che si stanno lanciando in maniera poco consapevole nell’apertura della propria partita IVA, start-up o azienda;
  • ricordare a me stesso gli ostacoli, gli errori e le sfortune che ho affrontato in vent’anni di lavoro.

Ho inserito i punti principali, non ti nego che avrei voluto aggiungerne altri. Non escludo di farlo in futuro, implementando tanti concetti inerenti le logiche societarie e i rapporti con i soci e aggiornando questo articolo nel corso del tempo. Ma bando alle ciance, iniziamo.

Finanza personale

Nel mio passato non ho avuto un mentore, una formazione adeguata o una cultura finanziaria. Questo ha avuto un impatto significativo sulla mia vita, impedendomi di capire l’importanza del denaro come strumento di libertà e sceltadi opzioni.

In Italia poi abbiamo una situazione critica a livello di educazione finanziaria, essendo noi al venticinquesimo posto su ventisei tra i paesi OCSE.

Ancor prima di avere un’attività in proprio dovrebbe essere la normalità avere le basi di un’educazione finanziaria, a maggior ragione quando hai un’attività indipendente, è fondamentale capire come funzionano il denaro, l’economia, il risparmio, gli investimenti e così via.

Prima di passioneintraprendenzasogni e riconoscimento c’è una regola semplice ma dura: devi fare profitto per la tua vita e la tua attività.

Se mi trovassi a parlare con il mio “io” del passato, gli consiglierei di coltivare la propria educazione finanziaria, conoscere le basi di un bilancio personale e aziendale e tutti i principali strumenti per una gestione almeno minima dei soldi.

Troppo spesso incontro imprenditori strutturati che di fronte a un file Excel non si prendono il tempo o la responsabilità di capire i risultati o le potenzialità della propria attività, e questo è davvero grave.

Se ti riconosci in questo atteggiamento, chiediti:

  • Perché non sto prendendo la responsabilità di gestire il mio patrimonio?
  • Quali sono le mie conoscenze in materia economica e finanziaria?
  • Quali sono le mie considerazioni sul denaro e sull’investimento per ottenere un profitto?
  • Che tipo di educazione finanziaria ho ricevuto dalla mia famiglia?

Prima di avviare la tua attività ti consiglio di:

  • avere dei risparmi per mantenere uno stile di vita dignitoso per almeno 6-12 mesi;
  • avere da parte una somma adeguata per affrontare eventuali emergenze di vita;
  • avere un budget da investire nell’avvio di un’attività, in modo da evitare di essere costantemente in emergenza finanziaria.
  • fare un minimo di piano finanziario per avere una proiezione chiara nel 6 / 12 mesi.

Ti consiglio anche un paio di libri che ritengo fondamentali in questa fase:

Valore

Sono nato negli anni ’80 in un’epoca in cui la mia generazione è cresciuta illusa di poter avere tutto e ottenere qualsiasi cosa.

La mia educazione è stata piuttosto disfunzionale, con logiche del tipo “volere è potere“, sensi di colpa e la necessità di dimostrare il proprio valore lavorando di più.

Queste sono solo alcune delle idiozie con cui mi sono dovuto confrontare.

Intraprendere la strada dell’imprenditorialità e della libera professione (cosa che ho fatto due volte nella mia vita) è stata un’occasione per affrontare e confrontarmi con un’enorme quantità di educazione tossica, ideologica e scollegata da qualsiasi principio educativo, scientifico e culturale.

Ma è stata anche l’occasione per imparare cosa significa darsi valore nella vita privata, vendere un prodotto di valore e farsi riconoscere il proprio valore.

Perché ti racconto questo? Perché in tanti anni di consulenza in vari settori con professionisti o imprenditori, ritrovo dinamiche simili che sono alla base di un modo di avviare, guidare e sviluppare un’attività in proprio e sono proprio quelle da cui devi allontanarti per viverla bene.

Se incontrassi il me stesso di qualche anno fa, gli direi di riflettere il prima possibile su questi temi per risparmiarsi tanta fatica.

Se ti rivedi in queste parole, allora questi consigli fanno al caso tuo.

Cos’è il valore?

Una domanda a cui trovare una risposta è troppo complicato, non è un caso che fior fior di filosofi si siano imbattuti nella comprensione di questo concetto, il mio consiglio, riformula la domanda.

Cos’è di valore per te?

Hai mai pensato a cosa sia veramente importante per te nella vita? Ci sono molte cose che possono darti i giusti stimoli per stare bene, ad esempio:

  • relazioni significative con amici e parenti
  • realizzazione di obiettivi personali e professionali
  • mantenere uno stile di vita sano ed equilibrato
  • sperimentare nuove esperienze e imparare cose nuove
  • dare il tuo contributo alla società attraverso il volontariato o altre attività
  • trovare momenti di pace e tranquillità nella tua quotidianità

Riflettere su queste cose può aiutarti a capire meglio te stesso e a trovare la giusta direzione nella vita, soprattutto quando stai per avviare un’attività in proprio che spesso ti priva proprio di molte delle cose che hai elencato nella tua testa.

No, mi dispiace… avere un’attività in proprio (a meno che non sia un hobby evoluto), specialmente all’inizio richiederà fatica, ore e sacrifici che oggi non immagini di dover fare, anche se tutti ti vendono l’idea del tutto facile, tutto subito.

Quali sono i tuoi valori?

Identificare i propri valori è cruciale sia nella vita personale che professionale.

Ti permette di essere riconosciuto per ciò che sei e ciò che rappresenti, guidando le tue scelte e dando impulso alle tue iniziative, manca la bussola che guida il proprio cammino e si ha difficoltà a comunicare meglio con i futuri clienti.

È importante capire che i valori non sono solo parole, ma piuttosto un insieme di principi che plasmano le tue credenze e guidano le tue azioni.

Sono la fondazione della tua identità personale e professionale e la chiave per costruire relazioni solide con coloro che ti circondano.

Senza identificare i propri valori, diventa difficile comunicare efficacemente con i propri clienti, poiché si avrà difficoltà a capire ciò che li motiva e ciò che rappresentano.

Ciò può portare a malintesi e, alla fine, alla perdita di opportunità o all’incapacità di dire no quando questi faranno o diranno cose che non sono in linea con chi sei tu.

Pertanto, prenditi il tempo per riflettere sui tuoi valori e identificare quelli che sono più importanti per te. Considera ciò che ti motiva, ciò che ti rende felice e ciò che rappresenti.

In questo modo, sarai in grado di costruire una forte identità personale e professionale che ti guiderà verso il successoin tutti gli aspetti della tua vita.

Ricorda, identificare i propri valori non è un compito da svolgere una sola volta, ma piuttosto un processo continuo che richiede auto-riflessione e introspezione.

I miei? Trasparenza, coraggio, reciprocità.

Come farti riconoscere il valore dagli altri?

Per poter essere riconosciuto dagli altri per i tuoi valori, è importante che tu li identifichi per primo.

Il rispetto dei tuoi valori e l’evitare di cercare il riconoscimento da chi non condivide i tuoi valori o ha valori diversi, ti permetterà di mantenere la tua integrità e di costruire relazioni più autentiche e significative, sia personali che professionali.

Inoltre, è importante capire che il riconoscimento dei tuoi valori non è automatico. Non puoi pretendere che chiunque possa comprendere o apprezzare i tuoi valori e le cose che fai, quindi concentrati solo sulle persone con cui c’è condivisione di valori.

Per questo, imparare a riconoscere i valori funzionali e disfunzionali delle altre persone può aiutarti a comunicare meglio con i tuoi clienti o colleghi, sarai infatti in grado di capire le loro motivazioni e scegliere molto più velocemente clienti, collaboratori e le persone intorno a te.

Infine, è importante accettare che chi non ha valori o ha valori diversi dai tuoi, possa vivere benissimo anche senza di te. Questa accettazione ti permetterà di mantenere una prospettiva più ampia e di evitare conflitti inutili, perdite di tempo e di concentrarti solo sulle persone più significative.

Cos’è il valore nel lavoro?

Il valore nel lavoro non è più solo un rapporto tra te e un’altra persona; qui in mezzo c’è qualcosa di importante: il tuo prodotto o servizio.

Quello che vendi, le caratteristiche che ha, come lo proponi, come lo comunichi, il prezzo e tutti gli elementi che caratterizzano un prodotto o un servizio impattano in maniera importante sul valore che il cliente saprà riconoscerti sulla base dei suoi valori e aspettative.

Bisogna essere molto consapevoli del fatto che il cliente prima di tutto compra un prodotto o un servizio capace di risolvere un suo problema, ottenere uno o più benefici o risultati.

Qui l’ego va messo da parte perché molto spesso si incontrano professionisti e imprenditori che ricercano consapevolmente o inconsapevolmente il riconoscimento personale all’interno di una relazione professionale, cosa che può creare grattacapi, illusioni e grande confusione.

Il cliente cercherà prima di tutto un prodotto o un servizio capace di dargli una trasformazione. Quando incontrerà la tua attività, sarai sicuramente oggetto di valutazione. Sta a te comprendere se il tuo prodotto o il tuo servizio riusciranno nell’intento di portare ciò che il cliente si aspetta, sempre che tu abbia fatto il possibile per capire qual è.

Il riconoscimento dovrà focalizzarsi sulla capacità che il tuo prodotto o il tuo servizio, di cui sei l’artefice, hanno portato al cliente. Si tratta quindi di avere la capacità di usare un pensiero divergente che ti permetta di estraniarti e, in maniera lucida, ti dia la possibilità di costruire un prodotto o un servizio che abbia tutte le caratteristiche migliori in linea con la tipologia di clienti che deciderai di voler servire. Ricorda: l’eroe è il cliente, non tu.

Il risultato ottenuto dal tuo cliente sarà il termometro del tuo successo e del tuo valore.

Infine ti lascio giusto un paio di libri che ho apprezzato molto:

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Autostima

L’autostima, come dice la parola, è una valutazione che fai autonomamente della stima che hai di te stesso. La capacità di sapersi valutare richiede molta applicazione, un buon terapeuta e consapevolezza.

Perché l’ho inserita? Perché la ritengo un’analisi fondamentale per evitare grandi errori, sovrastimare o sottostimare le proprie capacità, perdere il focus e, più in generale, per cercare di mantenere un equilibrio su se stessi quando (e te lo auguro) la tua attività crescerà e si troverà ad affrontare scelte più complesse e occasioni ghiotte a cui sarà difficile dire di no.

Colpa anche dell’effetto Dunning Kruger, è veramente complesso riuscire a rimanere centrati tra una bassa autostima (e tutte le complicazioni che può portare nella tua vita) e un’eccesso di stima che dall’altra parte può portare a deliri di onnipotenza egocentrica (sì, si incontrano anche questo genere di professionisti, imprenditori e clienti).

Il punto è che c’è un nesso importante tra la tua autostima, il modo in cui prenderai decisioni per la tua attività, il modo in cui costruirai rapporti e il modo in cui ti interfacci ai prezzi (soprattutto).

Ad esempio, incontro professionisti che si lanciano nella propria attività con logiche da dipendente, di svalutazione, dove tutto è dovuto o, al contrario, quando non si ha la capacità di riconoscersi di aver fatto un ottimo lavoro con se stessi.

Ecco cinque domande utili per valutare il rapporto con la propria autostima quando si vuole mettersi in proprio:

  • Qual è il tuo livello di fiducia nella tua capacità di gestire le sfide che si presenteranno nella tua attività?
  • Sei in grado di riconoscere i tuoi punti di forza e di debolezza?
  • Come reagisci di fronte ai fallimenti o alle difficoltà?
  • Sei in grado di comunicare in modo chiaro e assertivo le tue idee e le tue scelte?
  • Sei in grado di stabilire e rispettare i tuoi limiti e di dire di no quando necessario?

Solitudine

Fino al 2017 ho lavorato in aziende di varie dimensioni e località, sperimentando la socialità e le relazioni sul luogo di lavoro, spesso piacevoli, ma a volte davvero insopportabili, ma sempre con un grado di relazione e interdipendenza con gli altri.

Gli amici o le amiche con cui si mantiene il rapporto dopo che si esce da un’azienda, per mia esperienza, sono pochi.

Dal 2017, quando ho lasciato il lavoro in azienda, il mio ufficio è a casa, uno spazio dedicato confortevole, che si unisce al secondo ufficio mobile, l’automobile, che si unisce al treno, ai tavoli dei bar, dei co-working, dei locali in spiaggia d’estate (lavorare in spiaggia è una delle cose più gratificanti).

Il punto è che per il tipo di lavoro che faccio ho fatto scelte radicali: nessun ufficio fisiconessun dipendente geolocalizzato e così via.

La solitudine di cui voglio parlarti e che inevitabilmente proverai è diversa, parlo di quei momenti in cui dovrai prendere decisioni importantiaffrontare momenti critici e di grande difficoltàproblemi personali che si riflettono sui clienti, sarai solo (o sola).

Nel tempo mi sono circondato di amici, collaboratori, consulenti, terapeuti e ogni genere di persone che la vita mi ha fatto incontrare, il punto è che quando hai una partita IVA (sia essa una SRL o un forfettario) a decidere sei tu.

A spingere quel maledetto bottone, a decidere per la pillola blu o la pillola rossa, ad accendere un mutuo di cui sarai responsabile, a rispondere degli errori che hai commesso, a scegliere senza avere alcuna certezza del risultato sei tu.

Questo tipo di solitudine l’ho soprannominata “la solitudine dell’imprenditore” o “la solitudine dell’imprenditrice“, che oltre alle cose scritte sopra porta nel tuo contesto familiare e nella cerchia di amici a non essere capiti, ad essere considerati “quelli che lavorano troppo“, a subire frasi tipo “ma divertiti un po anche te” oppure “devi imparare a goderti la vita” e così via.

Ecco allora alcune domande che ti aiutano a comprendere qual è il tuo livello di autonomia e indipendenza:

  • Qual è il tuo livello di fiducia nella tua capacità di gestire le sfide che si presenteranno nella tua vita?
  • Come ti senti quando prendi decisioni importanti in autonomia?
  • Come reagisci di fronte ai fallimenti o alle difficoltà?
  • Sei in grado di dedicare il tempo necessario per apprendere nuove competenze e migliorare continuamente?
  • Come cambia il tuo comportamento quando sei sotto forte stress?

Comunicazione

Il numero di parole che conosci e il modo in cui le utilizzi cambia completamente il livello dei tuoi ragionamenti e crea messaggi più o meno efficaci.

Quando avrai la tua azienda o la tua partita IVA, sarai tu a doverti vendere continuamente, inteso nel senso più ampio del termine, ovvero devi farti considerare interessante, efficace, competente, credibile e così via.

Il punto è che per essere credibili, ad esempio, non basta saper fare quello che si dice di saper fare. Bisogna sapere spiegare prima di tutto, oltre che vendere, argomentare e rapportarsi.

Più la tua attività sarà piccola, più sarai chiamato o chiamata ad essere il front-man o front-girl della tua attività. Per questo, il modo in cui ti prendi la responsabilità di conoscere e usare la comunicazione a tuo vantaggio è essenziale. Se te ne dimentichi, farai fatica ad arrivare agli altri.

Su questo punto non posso darti molti suggerimenti, poiché anche io sto costruendo gli strumenti che non ho avuto modo di conoscere nei miei primi quarant’anni.

Posso però garantirti che, da quando ho migliorato la qualità dei miei ragionamenti, delle parole che uso e della consapevolezza sull’argomento, la mia vita è cambiata in meglio, sia nella sfera privata che in quella professionale.

Prova a farti queste domande e poi un consiglio su chi seguire:

  • Come mi rappresento agli altri e come voglio essere percepito/a?
  • Quali sono le mie abilità comunicative e quali sono i miei punti deboli?
  • Come mi rapporto con le persone a cui mi rivolgo e come posso migliorare la mia capacità di ascolto?
  • Quali sono i canali di comunicazione che mi sono più congeniali e come posso utilizzarli al meglio?
  • Quali sono le mie conoscenze che ho maturato nell’ambito della comunicazione relazione?

Ecco alcuni libri che possono aiutarti:

Organizzazione

Mente organizzata, spazi organizzati, strumenti organizzati, processi organizzati… È chiaro che si arriva a questo punto col tempo, ma il mio punto di partenza qualche anno fa era un caos di idee, iniziative, proposte, cambi di rotta e ritorno sui miei passi.

Sulla mia pelle ho capito tutto il tempo che ho perso nel non saper dare priorità, piani d’azione, obiettivi e metodi per fare le cose (che poi ancora oggi cambio quando trovo modi più efficaci per raggiungere gli stessi obiettivi).

Le domande che vorrei porre al me di qualche anno fa sarebbero queste:

  • Se non hai una mente organizzata, come puoi pensare di guidare la tua attività?
  • Se non hai mai tempo, come puoi pensare di essere un professionista affidabile?
  • Se hai troppe cose da fare e salti di palo in frasca, come puoi pensare di assumerti delle responsabilità con gli altri quando non le assumi nemmeno con te stesso?
  • Se non hai un pensiero organizzato, come puoi pensare di riuscire a comunicare, delegare, essere compreso e credibile con gli altri?

Organizzarsi non è un talento innato, ma si può diventare organizzati.

O quanto meno si può iniziare un allenamento all’organizzazione personale e cambiare il proprio mindset grazie a un po’ di pratica.

Parliamoci chiaro: muoversi nel caos e nella sperimentazione è fantastico, è liberatorio, rivoluzionario, porta a risultati. Il punto è capire qual è il prezzo da pagare, che si scopre solo dopo parecchio tempo.

Ti faccio un esempio: dal 2017 a marzo 2023 (periodo in cui ho scritto questo articolo) ho realizzato più di 4000 ore di contenuti tra webinar, workshop, video corsi e consulenze online.

Se prima di buttarmi in quello che ho fatto avessi riflettuto un po’ sul metodo e sulla strategia, oggi tutto questo contenuto sarebbe riutilizzabile, già presente su piattaforme e probabilmente avrei uno o più asset che mi garantirebbero maggior vantaggio competitivo.

Invece, l’aver sperimentato e fatto cose nuove costantemente mi ha portato sicuramente grandi vantaggi in termini di capacità di analisi, esperienza e tanto altro, ma porta con sé un prezzo da pagare che in parte è la ripartenza del mio blog proprio con questo articolo e con altre iniziative di contenuto (questa volta però con una grande e ambiziosa strategia di contenuto ragionata e costruita per parecchi mesi e fatta per durare nel tempo, almeno lo spero).

Ecco alcuni libri e persone che possono aiutarti a migliorare la tua organizzazione:

Vuoi portare una strategia di innovazione nella tua azienda? Parliamone.

Mentalità ad obiettivi

Avere una mentalità orientata agli obiettivi è fondamentale quando ci si appresta ad aprire la propria attività. Ciò significa concentrarsi su ciò che si vuole ottenere e lavorare costantemente per raggiungere quegli obiettivi.

Gli obiettivi sono importanti perché ti aiutano a definire le tue priorità e a mantenere il focus sui risultati che vuoi ottenere. Inoltre, avere obiettivi chiari e ben definiti ti aiuta a valutare la tua attività in modo obiettivo e a prendere decisioni basate su dati concreti.

Purtroppo, per vari motivi legati alla cultura e all’educazione ricevuta, di fronte ai quali manca l’approccio razionale e si viene guidati molto più dalle emozioni che dalla logica, la mancanza di una mentalità orientata agli obiettivi rende molto più difficile portare avanti la propria attività.

Ciò può portare a una mancanza di direzione e di focus, che può limitare il successo e la realizzazione personale e professionale.

Nella mia esperienza, la mancanza di una mentalità orientata agli obiettivi mi ha costato caro proprio perché ero spesso guidato dalla passione, dall’ideologia, dalla speranza e più in generale dalle emozioni (illusioni).

Capire cosa volevo ottenere e lavorare costantemente per raggiungere quegli obiettivi è stato fondamentale.

La passione, l’ideologia, la speranza e le emozioni in generale possono essere un’ottima fonte di motivazione e ispirazione, e possono far nascere ottime intuizioni, ma è importante che siano supportate da una solida strategia ad obiettivi per massimizzare il successo e la realizzazione personale e professionale.

Ecco cinque domande che possono aiutare a capire se si ha una mentalità orientata agli obiettivi:

  1. Quali sono i tuoi obiettivi a breve termine (entro 6 mesi)?
  2. Quali sono i tuoi obiettivi a lungo termine (entro 3-5 anni)?
  3. Come pianifichi il tuo lavoro quotidiano per raggiungere i tuoi obiettivi?
  4. Come misuri il successo dei tuoi obiettivi?
  5. Come reagisci quando incontri ostacoli che impediscono di raggiungere i tuoi obiettivi?

Strategia

La parola “strategia” è stata abusata e ormai viene usata per qualsiasi cosa: strategia di marketing, strategia di business, strategia di up-skilling, strategia finanziaria, strategia alimentare, eccetera. Potrei continuare all’infinito.

In un periodo di sovrabbondanza di qualsiasi cosa, dove è possibile raggiungere un obiettivo in infiniti modi, dove puoi realizzare un video con migliaia di app diverse e ottenere lo stesso risultato, dove per fare una pianificazione finanziaria puoi usare migliaia di strade che possono portare allo stesso punto… insomma, voglio ridurre il concetto a una cosa veramente semplice: saper scegliere o, ancora meglio, sapere cosa NON fare.

L’obiettivo è trovare la strada verso il tuo obiettivo in modo più efficace ed efficiente possibile, con il minor numero di rischi possibile.

La strategia è questo, sempre più semplificazione ed esperimento, un processo di test & learn che permette di imparare velocemente dai tuoi errori così da avere maggiori informazioni per il test successivo, partendo però da alcune basi che restano e resteranno sempre al centro di qualsiasi strategia di marketing e business: il prodotto, la distribuzione, il prezzo e la promozione (poi possiamo confrontarci se sia meglio il modello di Porter, il modello delle 4C o 7C e così via).

Il punto è che quando si apre la propria attività serve un metodo e una strategia che permetta di avere una roadmap chiara che stabilisca delle priorità che toccheranno il marketing, il prodotto, la pianificazione economica, il reperimento di fondi, la definizione della forma giuridica e tutta la check-list che ancora non ho avuto modo di scrivere, ma che nella mia testa ho affrontato per ben 3 volte.

Senza tutto questo, si rischia di improvvisare, perdere tempo ed efficienza.

Non è un caso infatti che tutti i servizi di consulenza che offro (piccolo momento di marketing) si concentrino su questi aspetti, che reputo fondamentali per aumentare le percentuali di successo (e perché saranno tra le ultime attività sostituibili dall’intelligenza artificiale).

Per questo, prova a rispondere a queste domande:

  1. Hai una roadmap chiara per la tua attività che stabilisce delle priorità che toccheranno il marketing, il prodotto, la pianificazione economica, il reperimento di fondi, la definizione della forma giuridica e tutta la checklist necessaria?
  2. Come hai pensato di organizzare il tuo lavoro quotidiano per il raggiungimento degli obiettivi di breve e di lungo termine?
  3. Sei in grado di identificare le priorità e di fare scelte strategiche in modo efficace ed efficiente?
  4. Hai un metodo per testare e imparare velocemente dai tuoi errori per avere maggiori informazioni per il test successivo?
  5. Come valuti la tua attività in modo obiettivo e prendi decisioni basate su dati concreti?

Conclusioni

Siamo giunti alla fine di questo lungo articolo, che rappresenta la mia esperienza personale in relazione alla mia partenza da zero nel mondo dell’attività in proprio in Italia.

Ho scritto questo articolo con l’idea di rendere la tua strada più agevole, avere modo di conoscere con anticipo i tuoi punti ciechi, consapevole che le tue risposte saranno nell’esperienza che ti costruirai giorno dopo giorno.

Credo sia giusto metterti in guardia sulle tante sfide che si nascondono dietro un percorso complesso come quello del lavoro autonomo, che (mi spiace) credo non sia per tutti.

In un mondo economico, sociale e politico in cui prevalgono i messaggi di facilità, semplicità, velocità e immediatezza, è comune che l’autoimprenditoria, le ideologie vendute come verità assolute, i nomadi digitali e tutti i trend legati agli stili di vita, le facili illusioni, la partita IVA e l’imprenditoria vengano propinati come l’unica via alla libertà personale.

Tuttavia, spesso queste idee sono alimentate da chi ci campa su quel mondo, senza prendersi la responsabilità di raccontarci tutto quello che c’è dietro alla facile patina di una campagna di marketing.

Avere un’azienda comporta poi una responsabilità sociale, perché la mancanza di continuità aziendale può creare danni ad altre persone, sia a livello economico che personale e sul territorio.

Per me, la carriera autonoma è stata il modo che mi ha permesso di affrontare queste sfide in maniera spesso poco consapevole, ma di diventare la persona che sono oggi e ho pagato il prezzo.

Tuttavia, il modo in cui gestirai la tua attività avrà un impatto sulla tua famiglia, sulle persone a cui vuoi bene e sulle cose che sceglierai di fare o non fare.

Spero che tu possa raggiungere il tuo break-even point il prima possibile e, se non sai cos’è, sarò felice di rimanere in contatto tramite newsletter o i miei canali per darti modo di conoscere questo importante obiettivo per ogni start-up e attività.

Ad majora (anche la me di domani).

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