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Cos’è il tono di voce

In questo articolo ti parlerò di tono di voce: che cos’è, perché ti serve e come può aiutarti a migliorare la tua strategia di comunicazione e la tua identità del brand.

Come sai, creare un’efficace strategia di comunicazione è fondamentale per la tua azienda. Per crearla devi aver scelto il tuo mercato di riferimento, deciso i servizi da offrire ed aver identificato le tue buyer personas. La strategia di comunicazione ti servirà a rapportarti in maniera adeguata e coinvolgente con i tuoi clienti, e uno degli strumenti da utilizzare per implementarla è proprio il tono di voce.

Cos’è il tono di voce?

Non è, come forse stai pensando, il modo in cui moduli la tua voce quando parli con qualcuno, ma ciò che nei testi scritti ti permette di dare una specifica personalità al tuo brand. Non racchiude unicamente cosa dici, ma anche come lo dici. Il tono di voce deve rappresentare la tua azienda e deve trasmettere i tuoi valori a tutti i tuoi clienti.

Molti tendono a sottovalutare l’importanza del testo scritto. Uno degli errori principali, in questi casi, è quello di osservare la comunicazione della concorrenza per imitarla. In questo modo si rischia però di intaccare l’identità e la personalità del brand. Devi ricordare che un testo scritto comunica sempre qualcosa, e tutto ciò che scegli di comunicare, o di non comunicare, ti identifica e definisce agli occhi dei tuoi clienti.

È importante, per una corretta content strategy, identificare un preciso tono di voce da utilizzare in tutte le comunicazioni, orali e scritte. La buona scrittura è in grado di creare relazioni: proprio per questo motivo è un elemento che non devi mai sottovalutare.

L’importanza del tono di voce

Come ti ho già accennato, il tuo tono di voce deve essere lo stesso in ogni testo e comunicazione che crei per la tua azienda: dalla mail di risposta ad un cliente, alla pubblicità sui social, al tweet di pochi caratteri.
Non preoccuparti, definire il proprio tono di voce quando si è ben consapevoli della propria identità, degli obiettivi a lungo e medio termine e dei progetti futuri, non è affatto difficile. Devi però ricordare che il tono di voce deve rispecchiare tuo brand, i suoi valori, la sua mission e la sua vision: crearne uno efficace, senza essere sicuro di questi aspetti è impossibile.

Un altro passo importante è quello di condividere i valori e l’impostazione del tono di voce all’interno dell’organizzazione aziendale. Può sembrare superfluo ma, in realtà, è sufficiente avere qualche collaboratore per rendersi conto di come ognuno di essi tenda a comunicare a proprio modo. Senza delle linee guida specifiche, la confusione e le contraddizioni nella comunicazione con i clienti sono assicurate.

Questo discorso interessa tutte le aziende dotate di un proprio brand, che siano esse piccole o grandi.

Scegli la sfumatura giusta

Il tono di voce può muoversi in una scala di gradi differenti che va dal freddo al caldo.

Un tono di voce freddo è quello utilizzato dalla pubblica amministrazione e dalla burocrazia. Ti sconsiglio di utilizzarlo, perché risulta troppo formale e impostato: persino le banche stanno rivedendo il loro tono di voce per rapportarsi con i clienti in maniera più informale!

Un tono di voce caldo, invece, può essere scherzoso o amichevole, serio ma non serioso, rispettoso ma vicino oppure irriverente e ironico. I toni caldi sono generalmente empatici, aperti e ottimisti, creano dialogo e ispirano fiducia.

Ciò che devi tenere a mente è che il tono di voce che sceglierai di utilizzare determinerà la relazione che andrai a costruire con il tuo lettore. Un tono di voce eccessivamente altisonante e tecnico, ad esempio, potrebbe mettere in difficoltà i tuoi clienti e generare in loro una sensazione di inadeguatezza, certamente negativa. Quando comunichi devi metterti virtualmente accanto ai tuoi lettori, e far in modo che possano comprendere facilmente quello che vuoi trasmettergli.

Non dimenticare il contesto

Un altro aspetto da considerare è il contesto. Infatti il tuo tono di voce dovrà adattarsi ai canali che scegli di utilizzare: un post del tuo blog dovrà avere una determinata impostazione, diversa da quella che utilizzerai su Instagram o Twitter. Le differenze dipendono dal fatto che ogni strumento che scegli di utilizzare ha le sue caratteristiche: conoscerle vuol anche dire saperle sfruttare secondo le tue esigenze.

Identifica con chi vuoi comunicare

Per costruire il tuo tono di voce devi capire a chi ti vuoi rivolgere: non puoi rivolgerti indistintamente a tutti, e se cercherai di farlo renderai la tua comunicazione inefficace.
Scegliere un determinato lessico, ad esempio, esclude a priori coloro che non vi si riconoscono. Tutti noi valutiamo il mondo e la realtà attraverso somiglianze e differenze, e quello che devi fare è attirare persone che siano in linea con la tua idea di buyer personas.

Il valore della comunicazione

Lavorare sulla propria comunicazione è di vitale importanza, soprattutto in questo momento storico. Molte aziende che riescono oggi a penetrare il mercato, infatti, non lo fanno grazie a idee originali o nuovi prodotti, ma unicamente grazie alla loro comunicazione. È importantissimo sapersi differenziare a livello comunicativo. Farlo ti aiuterà a creare relazioni solide e stabili con la tua clientela, oltre a rendere immediatamente identificabile il tuo brand. 

Come costruire il giusto tono di voce

  • Devi definire i valori della tua azienda, perché saranno loro ad essere declinati all’interno del tuo tono di voce. Nel momento in cui li avrai ben chiari, potrai definire le tue reader personas, cioè le buyer personas che leggeranno i tuoi testi.
  • Aver ben chiara l’identità delle tue reader personas ti permetterà di studiare una comunicazione basata sulle loro esigenze. Focalizzandoti su queste, potrai offrire una comunicazione mirata e quindi più efficace. Dovrai avere ben chiare le loro aspettative, paure e problemi. A questo proposito, di usare la mappa dell’empatia, strumento utilissimo per definire bene le caratteristiche delle persone con cui vorrai “parlare”.
  • Dopo aver definito le tue reader personas devi pensare agli obiettivi della tua comunicazione, cioè al motivo per cui stai scrivendo un testo e al tipo di messaggio che vuoi trasmettere. Questo è un punto fondamentale che dovrai sempre ricordare, anche quando ti troverai a scrivere un semplice post su Facebook: non conoscere l’obiettivo per cui crei un testo lo rende inefficace.

Gli obiettivi della comunicazione

Gli obiettivi di un qualunque testo si basano su due aspetti principali: il contenuto e la relazione.

  • Il contenuto: cioè il tipo di informazione che vuoi trasmettere. Vuoi educare, informare, divertire, coinvolgere? Queste sono solo alcune delle domande che puoi farti prima di iniziare a scrivere e definire ciò che hai da dire.
  • La relazione: può essere sia il tipo di relazione che vuoi instaurare con il lettore, sia quella che hai con l’argomento. Nel primo caso è strettamente legata al tipo di informazione che vuoi trasmettere (se vuoi divertire anche la tua relazione con il lettore sarà divertente ed amichevole). Nel secondo caso riguarda la tua posizione rispetto all’argomento trattato: se vuoi dare un tuo punto di vista o confutare un’opinione altrui, ecc.

Costruisci il tuo universo lessicale

Quello che ti consiglio è di creare un universo lessicale specifico per la tua comunicazione, completo di parole, punteggiatura, sintassi e terminologie che ritieni più opportune.
Questo è importante perché, parlando di uno stesso argomento a distanza di tempo, potresti utilizzare due terminologie diverse: tu non te ne accorgerai, ma i tuoi lettori sì.

Un altro motivo per costruire un tuo lessico è che ti aiuterà ad essere più consapevole dei termini che decidi di utilizzare. Per farti un esempio, i termini casa e abitazione, sono sinonimi, certo, ma creano nella mente delle tue reader personas sensazioni differenti. Casa rimanda ad un ambiente familiare, mentre abitazione trasmette l’idea di qualcosa di funzionale e distaccato.

Da dove iniziare?

Puoi cercare di uniformare il tuo tono di voce, e il tuo universo lessicale, iniziando con un piccolo esercizio: raccogli gli ultimi dieci contenuti che hai prodotto per la tua azienda (blog, post, advertising: qualsiasi cosa) e leggili attentamente. Mettili sotto analisi.

Farlo ti aiuterà a capire in che modo hai comunicato fino ad ora, potrai identificare le parole, frasi o modi di dire che utilizzi più frequentemente e creare un vocabolario del tuo tono di voce. Analizzando i tuoi testi potrai capire se rispecchiano la tua identità di brand e verificarne l’efficacia in termini di visibilità, interazioni ecc.

E da qui, iniziare a rendere coerente tutta la tua comunicazione.Buon lavoro!

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Mappa dell’empatia: a cosa serve e come utilizzarla

Probabilmente hai già sentito parlare di empatia e marketing emozionale, due aspetti fondamentali nelle tecniche di vendita moderne. In questo articolo ti spiegherò come utilizzare la mappa dell’empatia per migliorare la comunicazione con i tuoi clienti e la loro soddisfazione.

La più alta espressione dell’empatia è accettare senza giudicare. [Carl Rogers]

Uno degli errori più comuni, nell’interagire con i propri clienti, è quello di non utilizzare una comunicazione tarata sulle loro personali esigenze. La mappa dell’empatia serve proprio a questo, ti aiuterà ad interfacciarti con ognuno di loro in maniera più personale ed efficace.

Come entrare in empatia con il cliente

Per comunicare a livello più profondo con un cliente dovrai capire quali sono le sue aspettative, le sue paure e i suoi desideri più reconditi. Ecco cinque consigli, semplici ma efficaci, da cui poter iniziare:

1. Non pensare che tutti i tuoi clienti siano uguali

Ci sono moltissime attività di marketing in cui è preferibile lavorare con un target omogeneo, ma devi ricordare che lavori con singoli individui. Ogni tuo cliente ha una sua personalità, un suo modo di sentire e specifiche esigenze. Ritagliarti del tempo per capire chi sono le persone con cui lavori e perché ti hanno o non ti hanno scelto, è indispensabile per poterli comprendere davvero.

2. Mettiti nei loro panni

Notiamo spesso, nelle nostre consulenze, che vi è una forte tendenza a giudicare i clienti e, in alcuni casi, a criticarli aspramente con i propri colleghi. La prima cosa da fare è, ovviamente, abbandonare questi atteggiamenti e cercare di comprendere cosa sta vivendo il vostro cliente, quali sono le sue paure e come poter rendere il suo percorso di acquisto più semplice e rilassante. Il tuo compito, in quanto professionista, è quello di supportare e soddisfare la tua clientela. Un cliente appagato sarà invogliato a scegliere di nuovo i tuoi prodotti o servizi.

3. Guarda il mondo dalla prospettiva dei tuoi clienti

Molto spesso tra soci, colleghi, o clienti vi sono incomprensioni. Questo dipende, nella maggior parte dei casi, dall’incapacità di mettersi l’uno nei panni dell’altro. Ricorda che chi ti sceglie è una persona che ha un punto di vista personale: comprenderlo ti renderà la vita più facile, semplificherà la comunicazione, ti aiuterà a comprendere i suoi desideri e le sue incertezze.

4. Fai delle domande

Che sia la prima telefonata con il tuo cliente, o che tu sia già nella fase di contrattazione commerciale, il tuo compito è informarti. Domandargli se ha dubbi o timori ti permetterà di risolverli immediatamente e ti farà apparire più attento alle sue esigenze, e renderà lo scambio più efficace. Fare delle domande aiuta anche ad uscire dall’impasse del prezzo: molto spesso si pensa che il problema della mancata vendita sia un prezzo troppo alto, quando in realtà è ben altro. Chiedere e informarti ti aiuterà ad avere una base solida da cui partire, e allo stesso tempo gratificherà il tuo cliente.

5. Usa la mappa dell’empatia

Questo è un punto fondamentale: farla ti aiuta a creare un clima di fiducia, armonia e ad aggiungere valore al rapporto con i tuoi clienti e collaboratori, aiutandoti a fidelizzarli. Dal punto di vista del marketing il traguardo maggiore è quello di vendere alla stessa persona un servizio, o più servizi, in momenti differenti. Un clima disteso e ricco di fiducia rende le vendile più facili.

Che cos’è la mappa dell’empatia?

La mappa dell’empatia è uno strumento di indagine che puoi utilizzare per tracciare il profilo del tuo potenziale cliente, o di un cliente già fidelizzato. È un valido aiuto per conoscere, comprendere e soddisfare i bisogni delle tue buyer personas, e può aiutarti a creare un’efficace strategia di comunicazione.

Anticipo immediatamente la domanda che, molto probabilmente, ti stai facendo: sì, se hai più clienti devi fare più mappe dell’empatia. Questo perché ogni cliente ha la sua prospettiva personale, ed è il tuo compito capire quale sia.

Chi l’ha inventata?

Il temine “mappa dell’empatia” nasce dalla teoria psicologica ed estetica di Theodor Lipps, filosofo e psicologo tedesco. Strumento universalmente riconosciuto, fa parte del business design, ed è utilizzata per avere risultati più efficienti nel campo del marketing (che come ricorderai è una scienza sociale). Applicare modelli matematici a degli individui, senza considerarne la parte emozionale, non ti farà avere i risultati sperati. Con questo metodo, invece, i risultati saranno tangibili ed evidenti. Più conosci il modo di pensare di un tuo potenziale cliente, più facile sarà capire quali aspetti sono per lui importanti.

Come utilizzare la mappa dell’empatia

Come puoi vedere una mappa dell’empatia è composta da sette riquadri. Il mio consiglio, ed il metodo più efficace per utilizzarla, è quello di stamparne una copia, appenderla al muro e compilarla con dei post-it removibili. Farlo ti consente di avere uno schema chiaro e visibile a cui attingere in qualunque momento.
Analizziamo insieme i quattro aspetti più importanti della mappa, che si dovrebbe compilare seguendo quest’ordine:

  • Think and Feel – Cosa prova e pensa

In questo quadrante va inserito cosa è importante per il tuo cliente: che tipo di emozioni prova, cosa lo motiva e cosa lo blocca, oltre alle sue aspettative riguardo al tuo servizio, o prodotto. Devi inoltre aggiungere cosa potrebbe soddisfarlo e cosa no, e quale servizio o prodotto potrebbe essere più adatto alle sue esigenze.

  • Hear – Cosa sente

In questa sezione è necessario analizzare i canali di social che il cliente utilizza (Linkedin, Facebook, Instagram ecc.), che tipo di ambiente frequenta, chi sono i suoi amici e chi ha un ruolo chiave nella sua vita. Tutto questo è importante perché, nel momento in cui un individuo ha rapporti sociali, questi vanno ad influenzarne la psicologia e il suo modo di vedere il mondo. Capire in che tipo di ambiente vive ti permette di capire più chiaramente ciò che desidera.
Ottenere questo tipo di informazioni oggi è molto semplice, ed è sufficiente utilizzare i social media per ottenere un identikit sommario dei propri clienti.

  • Pain – Disagio

Scoprire quali sono le frustrazioni del tuo cliente, le sue paure e gli ostacoli che potrebbe incontrare ti permetterà di capire e realizzare i suoi desideri. Ricorda che quello che il cliente cerca, in un professionista, è la possibilità di instaurare un legame di fiducia. Uno dei disagi più frequenti tra i clienti è il pensiero che, in futuro, il professionista potrebbe abbandonarli. Colmare questa paura e rassicurarlo sulla tua presenza e disponibilità, ti aiuterà a creare un clima più sereno e un rapporto più solido con lui.

  • Gain – Guadagno

Osservando la mappa dell’empatia devi essere in grado di sapere cosa desidera il tuo cliente e cosa vuole ottenere. Devi inoltre sapere cosa lo rende felice, e in che modo misura il suo successo: un cliente potrebbe considerare importante la puntualità, mentre un altro potrebbe preferire ricevere aggiornamenti continui, conoscere altri professionisti ecc.

Conoscere questi dettagli e le preferenze del tuo cliente ti consentirà di stabilire un obiettivo, cioè lo scopo per cui stai profilando la tua clientela.

Identificare il cliente

Questa mappa ti sarà utile in tutte le fasi della tua attività lavorativa: per definire le tue buyer personas, per riuscire a vendere più efficacemente o per chiudere al meglio una trattativa commerciale. È uno strumento da avere sempre a portata di mano, perché se e quando avrai una problematica con un cliente, potrai osservarne l’identikit e capire velocemente come e dove agire.

Avere una mappa ti permette di riconoscere alcune specifiche categorie di clienti e identificarle con uno pseudonimo – ad esempio: Ester per la clientela femminile e Carlo per quella maschile. È importante che tu abbia una mappa dell’empatia specifica per ognuno di loro perché, come già detto, ti permette di definire un piano di azione mirato ed efficace.

Una mappa dell’empatia ben realizzata ti fornirà un prezioso sostegno per la segmentazione della tua clientela: potrai utilizzarla per avere una comunicazione più veloce, chiara e produttiva.

Mappa dell’empatia, perché farla?

Lo so, la mappa dell’empatia può risultare un po’ complicata da realizzare la prima volta, ma ti assicuro che creandola avrai risultati evidenti e ti permetterà di gestire il rapporto con i tuoi clienti in maniera più fluida ed efficace.

Definendo le tue mappe dell’empatia potrai controllare facilmente se ciò che offri è funzionale al tuo target di riferimento. Facciamo un esempio: oggi molti clienti degli studi fotografici vogliono, più che un ricordo, immagini da poter condividere sui social network. Un fotografo che non tiene conto di questo specifico desiderio del suo target non potrà mai avere una comunicazione efficace, anche se disposto ad offrire i prezzi migliori del mercato. Un cliente non comprerà mai un servizio che non desidera, neppure se scontato.

Ti consiglio di cliccare qui per scaricare la mappa dell’empatia, completa e ben strutturata. Questo modello è stato realizzato dal design team di Dave Gray e pubblicato nel suo libro Game Storming; è un volume essenziale per capire meglio le dinamiche di logica del cliente e approfondire gli argomenti di cui ti ho parlato in questo articolo.

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articolo Branding

Cosa sono mission e vision

Parlare di Mission e Vision può sembrare un po’ datato, ma in realtà mai come ora questi due concetti sono attuali per definire al meglio il proprio personal branding.

Ma cosa sono esattamente?

Si tratta di due termini diversi, spesso confusi, che vediamo usare in maniera distratta anche da grandi aziende. Questo però non ti giustifica nell’usarli male.

Vision

Di cosa parliamo esattamente quando parliamo di Vision? Della capacità di dipingere il futuro nella mente di chi ti ascolta.
Cosa immagini per te? Cosa immagini per la tua azienda?

Sii unico.

La Vision deve tener conto delle soft skills, delle inclinazioni, della cultura, dei talenti e dei punti di forza della singola persona: dovrai ragionare sulla tua identità.
In questa fase devi avere chiari i tuoi punti di forza (se vuoi approfondire e ricordare che la Vision non è un obiettivo ma un punto di ispirazione e motivazione per le persone.

Il tuo obiettivo è essere in grado di allontanare chi ti ascolta dalla propria zona di comfort e far vedere loro qualcosa di meraviglioso. Teoricamente, attraverso la tua Vision, il tuo intervento inciderà nel destino del mondo: è quindi arrivato il momento di alzare le tue aspettative.

Senza immaginazione non esiste innovazione.

Creare una Vision strategica per la propria azienda significa farsi portatori sani di un’idea.
Niente shortcut, le Vision più forti (troverai alcuni esempi al termine dell’articolo) sono quelle portate avanti nel tempo, nella comunicazione, nella coerenza e nella ricerca delle aziende.

Pur guardando lontano nel tempo, la nostra Vision deve essere in grado di concretizzarsi e di essere recepita, quindi sii attento a descriverla al meglio.

Esercizio sulla Vision

Riesci a spiegarla in 2 minuti? Se te ne occorrono di più, significa che la tua Vision disperde l’attenzione e non verrà recepita correttamente. Ritenta!

Mission

Come raggiungere la tua Vision? Grazie a una serie di azioni concrete pianificate, studiate e adattate ai tuoi punti di forza. Il tuo scopo è riuscire a sfruttare a tuo favore anche i tuoi punti deboli.

Questo è proprio il compito della Mission. La strada che decidi di percorrere per raggiungere il tuo sogno.

Ricorda che la strada o strategia che decidi di percorrere è tua, e dovrai difenderla, perché costruita da tutta una serie di nanoparticelle che sono proprie del tuo DNA.

Se stai pensando: “ma va, scherzi?” sappi che i professionisti o le aziende a cui ti ispiri non scherzano affatto. Hanno compreso che la loro unicità, e l’hanno trasformata in un valore aggiunto per il cliente.

Affronta tuoi limiti

Nella tua analisi SWOT hai scoperto di avere un sacco di limiti? Bene!

La vita, il business e l’universo sono cosparsi di un’entropia che tocca anche te. E non sempre i limiti sono un aspetto da nascondere. Tutt’altro: reinterpretarli significa utilizzarli a proprio favore.

Come? Dovrai essere in grado di cambiare il tuo punto di vista fino a quando non trovi quello giusto per te, che riesca a valorizzarli.

Esercizio sulla Mission

Quali sono i tuoi punti deboli? Come puoi reinterpretarli?

Prendi carta e penna, o se sei più comodo apri un documento word, e prova a scriverli in maniera semplice e chiara. Fatto questo, dovrai trovare una reinterpretazione per ciascuno di loro, trasformando in forza le tue debolezze.

Mission e Vision: tiriamo le somme

Ora che conosci la differenza tra Vision e Mission, ti sarà chiaro come questi due concetti in realtà si completino a vicenda.
La Vision è un obiettivo ambizioso in grado di stimolare la persona, realizzabile attraverso la Mission. Ovvero un piano con date, scadenze e coerenza.

Esempi di Mission e Vision di brand famosi

Walt Disney

Vision: “Rendere felici le persone”
Mission: “Essere uno dei produttori e fornitori leader a livello mondiale di intrattenimento e informazione”

Amazon

Vision: “Soddisfare i desideri di shopping di chiunque”
Mission: “Essere la società più customer centrica del mondo, dove le persone possono trovare e scoprire qualsiasi cosa vogliano comprare online”

Apple

Vision: “Il mio sogno è che ci sia un computer in ogni casa”
Mission: “Apple si impegna a fornire la migliore esperienza informatica a studenti, educatori, progettisti, scienziati, ingegneri, imprenditori e consumatori in più di 140 Paesi in tutto il mondo”

Technogym

Vision: “Aiutare le persone a stare meglio”
Mission: “Essere leader nel mondo come Wellness Solution Provider”

Google

Vision: “Fornire l’accesso alle informazioni del mondo con un click”
Mission: “Organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e utili”

Coca-Cola

Vision: “Rinfrescare il pianeta”
Mission: “Offrire bevande di qualità, che anticipano e soddisfano i desideri e le esigenze delle persone”

E le tue Mission e Vision quali sono? Hai qualche difficoltà con le Mission, o qualche dubbio con le Vision?

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articolo Branding Marketing

Personal branding: costruiscilo in 7 passi

Oggi il termine personal branding è sempre più ricercato ed indagato. L’idea di adottare un approccio incentrato sul cliente fa trasparire l’importanza di ogni singola attività commerciale o figura professionale.
È quindi fondamentale dimostrare di essere la persona giusta per un determinato tipo di ambiente e necessità, e di possedere tutte le capacità richieste. Capacità che, però, non sempre sono chiaramente valutabili.
La quantità e la qualità del lavoro possono solo in parte essere spiegate da feedback digitali quali il numero di visite al sito, i commenti e le menzioni sui social media (ma queste tecniche possono comunque fornire dati utili).

Ma come fare per emergere nella massa dei competitor? Utilizzando queste 7 regole per un personal branding a prova di bomba!

1. Imposta una strategia di personal branding

Non si può iniziare senza costruire le fondamenta.
Per avere un personal branding efficace ti occorre una strategia iniziale che sia capace di valorizzare le tue competenze, i tuoi punti di forza e di lavorare sulle tue debolezze.

Puoi svolgere un analisi preventiva con vari metodi: la SWOT è la più usata, ma anche l’approccio al personal branding canvas è un ottimo modo per raccogliere le informazioni che ti servono. Grazie a questo schema sarà più semplice creare delle solide fondamenta e muoverti subito verso un obiettivo concreto.
Per maggiori informazioni, ti consiglio di visitare questo sito.

2. Mostra quello che fai ma non ostentare

Cerca di mostrare sempre chi sei e la tua vera personalità, non indossare una maschera per diversi aspetti della tua vita, come il lavoro, la famiglia etc. Sii completamente te stesso, non cercare di sembrare qualcun altro né di gonfiare le tue qualità.

3. Crea un’identità chiara e omogenea

Il passo successivo per un personal branding efficace è la creazione della tua identità online.
Sul fronte social media i principali canali su cui essere presenti sono Facebook (profilo o pagina), Instagram e Linkedin. Successivamente potrai pensare anche a Pinterest, Twitter etc.
Il fulcro della tua presenza online però è e deve rimanere il tuo sito web, grazie alla sua duttilità e ampiezza di contenuti.

Nel gestire un’identità online devi creare un filo che colleghi tutti i profili, cercando di utilizzare le stesse foto profilo, i medesimi colori del brand e il claim, oltre logicamente alla denominazione. E’ fondamentale che tu sia perfettamente identificabile.
Per ottenere questo effetto e semplificarti un po’ la vita, il mio consiglio è quello di utilizzare una piattaforma come Gravatar, dove potrai creare e gestire la tua identità digitale.

4. Crea contenuti di valore per il tuo target

Il content marketing è un altro aspetto estremamente individualizzato e centrale nel personal branding.
Ogni profilo lavorativo ha un proprio target e veicolare contenuti con una forma non adatta può renderli nulli.
Puoi trasmettere valore al tuo target con newsletter, content curation, guest blogging, video o fotografie. Dovrai ovviamente scegliere i mezzi più efficace in base alla tua strategia.

In questo aspetto è importante utilizzare il tuo punto di vista. Prendere spunto dai competitors del settore può aiutare, ma devi creare attivamente un contenuto che sia tuo e solo tuo: questa è la cosa più importante che puoi fare per non essere solamente la copia o la versione aggiornata di qualcosa di già visto.

5. Non dimenticare mai di studiare

Ti consiglio due testi fondamentali, che secondo me non possono mancare all’interno della tua biblioteca personale:

  • Personal branding per l’azienda. Valorizzare l’azienda posizionando le sue persone chiave, di Luigi Centenaro (acquistabile qui)
  • Fai di te stesso un brand: Personal branding e reputazione online, di Riccardo Scandellari (acquistabile qui)

Sono due manuali da leggere, rileggere e conservare.
Ricorda, l’approccio al personal branding non è una scienza esatta, ma proviene da studi in continua evoluzione e da nozioni che si aggiornano rapidamente.

6. Condividi la conoscenza (non solo tua)

Per fare personal branding devi avere una cultura orientata alla condivisione. Non solo attraverso i tuoi canali, ma selezionando e divulgando i contenuti che ritieni più validi tramite Facebook, Instagram e Linkedin. Segui i blog di altre realtà e discuti aiutando le persone.
Su Quora puoi trovare tanti spunti per migliorare: anche un semplice commento, se esposto in maniera limpida ed esaustiva, può aumentare la qualità e veicolare l’identità del tuo brand.

7. Quindi, come fare personal branding?

Il mio consiglio è di seguire attentamente i punti presenti su questa lista, aggiornarti, studiare e cercare di rimanere sempre informato sulle utlime novità di questo mondo.

Nel caso tu abbia dubbi, difficoltà o domande, scrivimi sarà un piacere confrontarmi insieme a te.